L’evoluzione del mercato, dagli anni ’60 ad oggi, ha visto il cemento come principale protagonista nel settore delle malte, degli intonaci e dei rasanti. Questo per soddisfare una necessità costruttiva legata alla quantità e non alla qualità.

Fortunatamente il tempo, unito a fattori come la ricerca della qualità e del benessere nelle abitazioni, ha consentito di rivalutare i prodotti a base di calce.

Per quanto il progresso possa fornirci prodotti innovativi e performanti, prima o poi si torna sempre alle origini.

Un po’ di storia

La calce è uno dei primi leganti impiegato sin dall’antichità nelle costruzioni. Già Vitruvio ne parla nella sua opera De architectura e anche i Romani, principali utilizzatori di questo materiale, avevano iniziato a usare la calce mescolandola con la sabbia, fino a formare una malta con proprietà leganti.

Nel tempo l’esperienza mostrò che, se miscelata con pezzi di argilla cotta o con della pozzolana, avrebbe portato a ottenere una malta con caratteristiche di idraulicità in grado di fare presa e indurire anche in ambienti umidi o con presenza costante di acqua (la calce è un legante aereo, indurisce a contatto con l’aria). Questa miscela portò una forte innovazione nelle costruzioni, grazie a nuove malte nettamente più prestanti per resistenza meccanica e durabilità.

Furono così possibili opere maestose, millenarie, arrivate sino ai giorni nostri pressoché intatte. Prova tangibile e insegnamento di come semplici tecnologie, sapientemente affinate, possano vincere la sfida del tempo grazie al giusto equilibrio tra qualità e affinità dei materiali impiegati.

Materiali naturali, stabili, duraturi, attivi, igienizzanti: una nuova concezione del costruire, dell’abitare, del benessere. Una tradizione tramandata, dimenticata e riscoperta. Un nuovo concetto di prodotto: ecosostenibile, riciclabile, da inerte a reattivo, confortevole e salubre.

La chimica della calce

Attraverso la cottura a circa 900°C di purissime pietre calcaree, bianche e compatte, avviene la reazione che trasforma la pietra calcarea CaCO3 in CaO (ossido di calcio o calce viva) + CO2 (anidride carbonica). A questo punto si procede all’idratazione dell’ossido di calcio in acqua, operazione definita spegnimento della calce. Questo processo sviluppa una vigorosa reazione esotermica che produce calore e porta a un sensibile aumento di volume delle pietre cotte fino al loro completo disfacimento, detto spappolamento. La calce spenta diviene grassello di calce che, proprio come testimonia il nome, è una pasta bianca candida, grassa di aspetto untuoso. La stagionatura della calce riveste un importantissimo ruolo per l’ottenimento di un legante di elevata qualità. Più è lungo il tempo di stagionatura, migliore è la qualità della calce e quindi le prestazioni delle malte in cui viene utilizzata. Il grassello di calce viene definito un legante aereo perché fa presa e indurisce solo in presenza di aria, al contrario dei leganti detti idraulici che riescono a fare presa anche se costantemente immersi in acqua. Durante la fase della carbonatazione, ovvero l’evaporazione di acqua e penetrazione di aria nell’impasto, si riforma la pietra di partenza: il Carbonato di Calcio (CaCO3).

Nello schema che segue vediamo il processo circolare dove l’inizio e la fine coincidono e si confondono.

La pietra diventa pasta per essere lavorata, plasmata, modellata; può unire, legare, saldare, stuccare, proteggere, rifinire, abbellire, decorare per poi tornare ad essere pietra.